Pubblicato il: 13 April 2016 alle 8:29 pm
L’esperto di trasporti e mobilità sostenibile ricostruisce per Catania Pubblica le tappe della vicenda e sulla pista della Playa lancia una proposta.
di Elisa Catanzaro
“È il decreto ministeriale 557 del 30 novembre 99, che non lascia dubbi. All’articolo 6, del “Regolamento recante norme per la definizione delle caratteristiche tecniche delle piste ciclabili” è previsto infatti che “la pista ciclabile può essere realizzata:
a) in sede propria, ad unico o doppio senso di marcia, qualora la sua sede sia fisicamente separata da quella relativa ai veicoli a motore ed ai pedoni, attraverso idonei spartitraffico longitudinali fisicamente invalicabili”.
Giuseppe Inturri, coinvolto suo malgrado assieme a Enzo Condorelli, nella vicenda delle dimissioni del direttore dei lavori della pista ciclabile al lungomare, ricostruisce per Catania Pubblica i termini e le tappe della sua collaborazione per l’opera, fortemente voluta dai cicloattivisti etnei e dall’amministrazione.
Come ricordato dal sindaco nella lettera di ringraziamento ai due esperti, inviata alle redazioni giornalistiche all’indomani delle dimissioni del direttore dei lavori della pista, l’ingegnere Inturri, già responsabile scientifico per l’ateneo per la redazione del Piano Generale del Traffico Urbano, insegna Trasporti al Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania e le sue aree di ricerca includono la mobilità sostenibile, la pianificazione e gestione dei sistemi di trasporto.
È inoltre responsabile per la mobilità dell’Ateneo.
D – Professore Inturri come è cominciata la sua collaborazione al progetto e in cosa è consistito il suo apporto?
R – “La mia attività è parte dei consolidati rapporti di collaborazione dell’Università con l’amministrazione municipale; già nell’elaborazione del Piano Generale del Traffico la pista ciclabile del lungomare era stata identificata come un’opera prioritaria. Successivamente, seguendo le sollecitazioni dei cicloattivisti quando si parlò della possibilità di realizzare una pista ciclabile fino ad Acicastello, affidai a una tesista (ing. Chiara Paparo) la stesura di una ipotesi progettuale che ne prevedeva la partenza da Piazza Europa. La tesi ha contribuito ad ispirare l’idea di una pista ciclabile che collegasse piazza Europa con Piazza Mancini Battaglia. Il progetto è stato quindi affidato al geometra Scaccianoce, che ci chiese alcuni suggerimenti per la risoluzione dei conflitti tra le fermate degli autobus adiacenti alla pista e il flusso dei ciclisti e sul cordolo di separazione della pista. Inviammo a tal fine alcuni schemi progettuali per la sistemazione della pista in corrispondenza delle fermate e alcune ipotesi sulla forma del cordolo da utilizzare per la separazione della sede.
D – Ha seguito l’iter del progetto visionandolo prima che andasse in gara?
R – “No, la vicenda per me si era interrotta circa un anno fa, intorno alla primavera scorsa, poi ho seguito le varie fasi sulla stampa finché a inizio marzo ho fatto un sopralluogo con i tecnici del Comune, in seguito al quale sono stati avviati dei tavoli con i responsabili dell’ufficio traffico urbano per verificarne le criticità. La più rilevante emersa è stata quella relativa al cordolo di separazione che era previsto di 600 metri a fronte dei 2.200 della pista. L’ipotesi era di disporre i 600 metri in modo discontinuo e proteggendo solo i tratti ritenuti più critici. Il mio suggerimento è stato invece quello di disporre il cordolo in modo continuo, interrotto solo negli attraversamenti pedonali e nelle intersezioni con le atre strade. Questo garantisce una maggiore sicurezza per la vulnerabilità dei ciclisti ed un rispetto rigoroso della normativa specifica, (quella appunto richiamata all’inizio dell’articolo ndr). Se il cordolo venisse installato in modo discontinuo non sarebbe garantito il requisito di invalicabilità, creando un serio rischio per la sicurezza”.
D – Si è arrivati così all’ulteriore stanziamento di 300.000 euro?
R – “L’importo costituisce un impegno di spesa per fornitura e posa in opera del cordolo aggiuntivo, e per la realizzazione di aree di sosta compensative, considerato che dove sarà realizzata la pista saranno soppressi degli stalli. I tecnici dell’UTU stanno verificando la fattibilità dell’intervento in un area vicina all’istituto Nautico accanto via Anfuso. Non si tratta di un intervento strettamente funzionale alla pista ciclabile, ma la sostituzione della sosta su strada con sosta fuori strada è un’ottima decisione, prevista peraltro dal Piano Generale del Traffico, e da attuare ogni qualvolta viene modificata la sistemazione delle strade che appartengono alla viabilità classificata come principale nel piano stesso. L’importo, ancorché rappresenti ancora solo una stima sommaria, mi sembra assolutamente adeguato alle opere da realizzare.”
D – Il direttore dei lavori si è dimesso parlando di pesanti interferenze.
R – “Ho partecipato ai tavoli tecnici su invito dell’Assessore D’Agata con il solo scopo di fornire pareri tecnici e suggerimenti e non dispongo di alcun potere decisionale sui lavori. In nessun modo i miei pareri possono interferire con l’autonomia di un direttore dei lavori che verifica l’esecuzione di un progetto. Peraltro durante gli incontri sembrava che i provvedimenti da adottare fossero largamente condivisi da tutti i partecipanti. Le dimissioni di Martelli sono state per me una sorpresa e mi dispiace. Tutti abbiamo riconosciuto che gli interventi avrebbero reso il progetto più aderente alle prescrizioni della normativa, e questo costituisce una garanzia anche per il direttore dei lavori.”.
D – Della pista ciclabile alla Playa se n’è mai occupato?
R – “No, ma so che esiste la volontà di studiare una connessione tra l’uscita del Porto lato Faro Biscari e la pista esistente di Viale Kennedy. Si potrebbe realizzare un itinerario ciclistico unico, dalla spiaggia sabbiosa di Viale Kennedy, attraversare il Porto, passando in Viale Africa, dove sarebbe anche abbastanza semplice realizzare una pista sul marciapiede, e così ricongiungendosi al lungomare si potrebbe andare dalla Playa fino ad Ognina e in futuro sino ad Acitrezza.
Si tratta di un itinerario con una forte valenza turistica e ricreativa, ma costituisce anche un passo significativo per una crescita culturale verso una città dove la mobilità ciclistica abbia un ruolo significativo nella mobilità quotidiana. I benefici economici, sociali ed ambientali saranno enormi”.
One Comment
L’ing. Indurri non cita nel suo intervento che era possibile eseguire il progetto, senza l’emergenza da lui creata, in base all’art. 4 comma 6 dello stesso decreto (….nelle situazioni in cui non sia possibile, per motivazioni economiche o di insufficienza degli spazi stradali, realizzare piste ciclabili. Per i suddetti percorsi è necessario intervenire con idonei provvedimenti (interventi sulla sede stradale, attraversamenti pedonali rialzati, istituzione delle isole ambientali previste dalle direttive ministeriali 24 giugno 1995, rallentatori di velocità – in particolare del tipo ad effetto ottico e con esclusione dei dossi – ecc.) che comunque puntino alla riduzione dell’elemento di maggiore pericolosità rappresentato dal differenziale di velocità tra le due componenti di traffico, costituite dai velocipedi e dai veicoli a motore.) facendo per il momento risparmiare all’Amministrazione Comunale 160.000 euro.
Il progetto, in base ai numeri, avrebbe posto in opera i cordoli con una distanza minima, tra di loro, di 1 metro ad una massima di 1.50, distanza tale da evitare l’accesso delle auto (gli indisciplinati che non rispettano la segnaletica), per i motorini hanno accesso già dai passi carrai, dai passaggi pedonali e dalle intersezioni stradali.
Per quanto riguarda l’imposizione della distanza di 10 cm tra i cordoli, non è sufficiente (calcoli alla mano) per lo scorrimento delle acque meteoriche con un innalzamento del velo idrico e della velocità di ruscellamento.
Pertanto la prego di rivedere i suoi calcoli e consigliare meglio l’Amministrazione Comunale priva di qualsiasi tecnico competente.