Pubblicato il: 5 November 2013 alle 4:30 pm
Ma Bellini si chiamava Massimo?
7 Il pirata, la duchessa e, purtroppo, anche il duca.
Dove eravamo rimasti? Ah sì, i pirati in incognito sono stati ricoverati nel castello ed ora, grazie al buon vinello siculo, sono allegrotti alquanto, mentre Itulbo cerca di farli stare buoni perché si avvicina la duchessa. Imogene infatti è rimasta stranamente colpita dal lamento che ha udito e ha chiesto un colloquio con lo sconosciuto.
Gualtiero si presenta tutto avvolto nel mantello, ma ben presto smette la finzione del povero naufrago e si fa riconoscere.
Fuggi, gli di dice Imogene sconvolta, questo è il castello di Ernesto. E tu che ci fai qui, allora? chiede l’ignaro Gualtiero, così la poverina è costretta a confessare di averlo dovuto sposare altrimenti il cattivo (ah, perché il baritono deve essere sempre cattivo?) le faceva morire il papà prigioniero – che tanto poi è morto lo stesso.
Invece di impietosirsi su sì dura sorte, Gualtiero le fa una scenataccia: “Pietosa al padre! e meco eri sì cruda… Perfida!”. La situazione precipita con l’inopportuno arrivo del bambino e conseguente minaccia di ammazzarlo da parte dell’imbufalito Gualtiero.
Giovanni Battista Rubini in una stampa che si riferisce
proprio a questa drammatica scena (Milano, Museo teatrale alla Scala).
Ma il demoniaco e il truculento non sono pane per i denti di Bellini (né del suo pubblico) e il nostro pirata fa presto a rinunciare a sì fiero intento e a restituire il figlioletto alla madre.
Evitata una tragedia, se ne prepara subito un’altra. Infatti è ritornato Ernesto, acclamato dai suoi guerrieri dopo la vittoria sui pirati.
Comprensibilmente, Imogene non è molto contenta di vederlo, ma fingere bisogna. Intanto Ernesto vuole interrogare questi sconosciuti che gli sono piombati in casa.
Al solito, si fa avanti Itulbo, sostenendo di essere un capitano di ventura ligure. Ernesto non è convinto e dichiara di volere tenere tutti prigionieri finché non ne sa di più. Itulbo invoca l’intercessione di Imogene e il duca concede allora ai naufraghi di tornare “ai patri lidi”.
Per tutto questo tempo Gualtiero ha continuato a fremere d’ira e di gelosia. Ora non ne può più e si avvicina furtivamente alla duchessa, imponendole un altro incontro (“Parlarti ancor per poco pria di partir pretendo”), nonostante le preghiere della poveretta, la quale, come spesso succede in questi casi, si cava d’impaccio svenendo.
Si riprende subito, ma ora i sospetti di Ernesto sono più forti che mai. E sul concertato finale, in cui la donna si dispera, il pirata fa come un pazzo, Ernesto si arrovella e così via, si chiude il primo atto.
Costumi di Ernesto per una rappresentazione del 1854
(Milano, Museo Teatrale alla Scala).
Tradizionalmente, infatti il primo atto delle opere liriche doveva chiudersi con un bel concertato.
Già, ma cos’è un concertato? Semplice, basta guardare sulla Garzantina. “Concertato: Nell’opera dell’Ottocento, brano piuttosto esteso ed elaborato, con intervento congiunto di più voci soliste (nel nostro caso, Imogene, Gualtiero, Ernesto, Itulbo, il Solitario, Adele – ma non pensate che cantino tutti la stessa cosa, troppo facile, ognuno va per gli affari suoi) e spesso del coro (dame di Imogene, cavalieri di Ernesto), collocato generalmente a conclusione di un atto”. Questo perché di solito i concertati sono pezzi di grande effetto, molto travolgenti… e tirano l’applauso.
www.youtube.com/watch?v=Eo93az5AOKk
Si incontreranno gli infelici amanti? Cosa vuole Gualtiero da Imogene?
E lei cosa risponderà?
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