Mafia: sequestrate Tecnis, Artemis e Cogip
Pubblicato il: 23 February 2016 alle 3:44 pm
Il provvedimento è stato richiesto dalla Dda in seguito alle indagini del Ros sull’asservimento degli imprenditori a Cosa Nostra.
La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania, su richiesta della Dda, che ha coordinato le indagini compiute dal Ros – Sezione Anticrimine di Catania, con provvedimento n. 194/15 RSS e 1/16 R. Seq. del 12.2.2016, ha disposto l’amministrazione giudiziaria delle società Tecnis SpA, Artemis SpA e Cogip Holding Srl nonché il sequestro delle relative quote ed azioni.
Oggi i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione alla misura.
Si tratta di un provvedimento previsto dall’art. 34 D. Lgs. n. 159/11 (Codice Antimafia) che deve essere adottato quando siano acquisiti elementi che facciano ritenere che un’attività imprenditoriale sia asservita agli interessi di persone inserite in associazioni per delinquere di stampo mafioso.
È stato dunque nominato un amministratore giudiziario, il Prof. Ruperto, che sostituirà gli amministratori per un periodo di sei mesi – ulteriormente rinnovabile – al fine di risanare e reimmettere nel mercato l’azienda, in modo che possa operare nel rispetto delle regole ed al riparo da interventi della criminalità organizzata.
Nel Distretto del Tribunale di Catania, in precedenza, l’istituto non è stato mai applicato con riferimento ad assetti societari di tale rilevanza sia per numero di dipendenti sia per numero ed importanza degli appalti in corso d’esecuzione.
Il provvedimento trae fondamento da più attività investigative, corroborate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia e da quelle degli stessi imprenditori.
Nello specifico, sono stati presi in considerazione gli esiti dei seguenti procedimenti penali:
– operazione Arcangelo, a carico di Angelo Santapaola e altri: nell’anno 2005, è emerso che in ragione dei lavori per la costruzione dei due approdi di emergenza aTremestieri in provincia di Messina, in cui era impegnata la Tecnis (nell’ambito di un RTI), i cugini Angelo e Vincenzo Santapaola, rispettivamente di Catania e Messina, vennero intercettati mentre discutevano della cifra di 20.000 euro che la Tecnis avrebbe dovuto corrispondere loro.
Gli imprenditori Costanzo hanno confermato la sussistenza delle pretese estorsive da parte di cosa nostra. Ulteriori dati sono stati forniti dai collaboratori di giustizia.
Carmelo Bisognano, esponente apicale della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto, in relazione ai lavori relativi all’autostrada Messina/Palermo, ha riferito di aver appreso da Giuseppe Ranno, dipendente dei Costanzo, che l’interlocutore mafioso dell’impresa era il gruppo di Picanello dell’organizzazione Santapaola.
Infatti, per i lavori della Galleria Scianina (sull’autostrada Messina/Palermo), la famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto avrebbe dovuto ricevere le somme spettanti a titolo estorsivo dai Santapaola.
Alfio Giuseppe Castro, imprenditore ed esponente della famiglia catanese di cosa nostra, ha riferito di aver lavorato in più occasioni per conto della Tecnis e di avere appreso che l’impresa era “messa a posto” con il gruppo di Picanello il cui esponente Rosario Tripoto, curava gli interessi dell’impresa quando lavorava fuori Catania, salvaguardandola dalle pretese della criminalità locale.
Anche Santo La Causa, reggente dell’organizzazione catanese del 2007 al 2009, ha confermato il collegamento delle imprese Costanzo con il gruppo di Picanello;
– operazione Iblis, condotta dal ROs – Sezione Anticrimine di Catania: nell’anno 2007, è stato accertato che la “GEST.I FOND. GESTIONI IiV1MOBILIARI E FONDIARIE SRL” (di proprietà della TecNis e della Iniziative Immobiliari SpA), aveva stipulato un preliminare di vendita con un prestanome di Alfio Aiello, fratello del più noto Vincenzo, avente ad oggetto un terreno, e si era impegnata a corrispondere 3.846.000,00 di euro sebbene il titolare dello stesso, poco tempo prima, lo avesse pagato 360.000,00 di euro. A fronte della cifra pattuita, la società risulta aver corrisposto 2.593.000 di euro senza ottenerne né il trasferimento della proprietà né la consegna del bene. Su questi terreni la Tecnis aveva avanzato proposta per la realizzazione di una nuova struttura penitenziaria.
Nello stesso contesto investigativo, che si è arricchito delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi, è emerso che proprio nel periodo in cui cosa nostra catanese, attraverso Angelo Santapaola e Vincenzo Aiello, si interfacciava con quella palermitana, nella persona di Salvatore Lo Piccolo, reggente del mandamento di San Lorenzo, quest’ultimo aveva manifestato l’intenzione di stabilire un contatto con la Tecnis che si era aggiudicata l’appalto relativo alla realizzazione dei lavori della metropolitana di Palermo per il tratto Politeama – Giachery;
– operazione Golem, della Procura della Repubblica di Palermo: è un provvedimento cautelare del 2009 che, tra gli altri, analizza un pizzino sequestrato nel 2007 a Lo Piccolo in cui vi erano dei riferimenti alla Cogip impegnata in lavori presso lo scalo aeroportuale di Palermo – Punta Raisi;
– operazione Patria, della Procura della Repubblica di Palermo, a carico di Gaetano Riina (fratello del più noto Salvatore) ed altri: si è accertato che nell’anno 2008, l’ATI formata dalle imprese Tecnis, Cogip e Sigenco, che era all’epoca impegnata in lavori lungo la S.S. n. 118 “Corleonese-Agrigentina”, aveva effettivamente affidato uno dei sub appalti ad impresa facente capo alla famiglia Aloisio, vicina a Provenzano, che del mandamento di Corleone è stato reggente dal 1995 al 2006. Così hanno trovato ulteriore riscontro le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pulizzi, per le quali i Lo Piccolo intendevano avere un contatto con Bosco Lo Giudice che stava realizzando dei lavori stradali nel mandamento di Corleone.
Sulla scorta di quanto precede, è stato ritenuto che la Tecnis SpA (e le relative compagini) ha subito coartazioni nel libero svolgimento delle attività imprenditoriali.
L’asservimento del gruppo alla famiglia catanese di cosa nostra, oltre che a rimpinguarne le casse, avrebbe consentito agli esponenti apicali dell’organizzazione di governare in qualche modo l’indotto, ottenendo sub appalti e forniture a imprese vicine all’organizzazione mafiosa e accrescere il proprio potere e prestigio anche presso le famiglie palermitane, consentendo a imprese loro vicine di infiltrare il settore delle commesse pubbliche.
In sintesi, i soggetti le cui attività criminali sono risultate agevolate, sono stati identificati in:
– Carlo Campanella, uomo d’onore, responsabile del gruppo di Picanello, definitivamente condannato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. che prese il primo contatto con le imprese del gruppo Costanzo;
– Vincenzo Maria Aiello, uomo d’onore, rappresentante provinciale della famiglia catanese di cosa nostra dal 2006 al 2009, definitivamente condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. e Alfio Maria Aiello, definitivamente condannato e sottoposto a processo per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., ai quali la Tecnis SpA (interessata al progetto) e la società controllata GEST. I. FOND. GESTIONI IMMOBILIARI E FONDIARIE Srl avrebbero consentito di dissimulare la ricezione di una ingente somma di denaro che, sulla base di sufficienti elementi, sembra potersi ricondurre alla messa a posto per i lavori della metropolitana di Palermo;
– Carmelo Bisognano, esponente apicale della famiglia di cosa nostra di Barcellona Pozzo di Gotto, condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., che avrebbe ricevuto consistenti somme di denaro per i lavori eseguiti dalla Tecnis SpA nel territorio di competenza e che avrebbe visto accresciuta la propria influenza all’interno dell’associazione ed sarebbe stato agevolato nelle sue attività all’interno della stessa quando avrebbe fatto da trait d’union tra la famiglia mafiosa operante a Messina e l’imprenditore con riferimento ai lavori dell’approdo di Tremestieri;
– Salvatore Lo Piccolo, uomo d’onore, capo del mandamento di San Lorenzo, condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., la cui attività è stata agevolata dalla condotta delle imprese del gruppo Tecnis SpA. Lo Piccolo, infatti, ha potuto dimostrare di avere le conoscenze e la capacità necessaria per chiedere ed ottenere che un imprenditore messo a posto da altra famiglia (Bosco Lo Giudice Concetto) desse lavoro ad una impresa segnalata da Rosario Salvatore Lo Bue, reggente del mandamento di Corleone;
– Rosario Salvatore Lo Bue, uomo d’onore, reggente del mandamento di Corleone, condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., le cui attività sono state agevolate per le ragioni sopra esposte;
– Rosario Tripoto, uomo d’onore, responsabile del gruppo di Picanello, condannato per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., la cui attività sarebbe stata agevolata dalle imprese Costanzo mediante la corresponsione di periodiche somme di denaro che gli avrebbero consentito di gestire le spese ordinarie del gruppo (così come dallo stesso riferito a Vincenzo Aiello, che intendeva sottrargli detta entrata);
– Angelo Santapaola, uomo d’onore, reggente della famiglia catanese di cosa nostra da metà del 2004 al 26 settembre del 2007 (data del suo omicidio), la cui attività sarebbe stata agevolata dalla condotta delle imprese del gruppo Tecnis SpA quando avrebbe dimostrato di poter influire su di essa, guadagnando così credibilità sia nei confronti delle famiglie palermitane (per l’impresa segnata da Lo Bue per il tramite di Lo Piccolo) sia nei confronti delle famiglie che operavano nel messinese.
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