Giornalismo: presentato “Stampa e potere”
Pubblicato il: 22 February 2017 alle 8:32 pm
Storie di vita difficile, scritte affinché le persone capiscano quanto la libertà di stampa significhi democrazia, spiega l’autrice Patrizia Maltese. Guarda l’intervista.
di Elisa Catanzaro
“Vita difficile quella dei giornalisti in Sicilia […]. Devono fare i conti con intimidazioni, minacce, querele temerarie, mobbing o licenziamenti. […] Non sono soltanto numeri da statistica ma persone con i loro problemi […] famiglie da mantenere, figli da far studiare, affitti da pagare”.
È un passo del libro “Stampa e potere. Storie di censura giornalistica” della scrittrice e giornalista Patrizia Maltese, che raccoglie una dozzina di storie di cronisti siciliani e che è stato presentato ieri a Palazzo Dusmet.
A introdurre il saggio, edito da Villaggio Maori, la docente di Sociologia Politica Rossana Sampugnaro.
“Un libro che parla di crisi del giornalismo, di storie e sofferenze individuali, trattate senza troppi orpelli” – ha detto in apertura del dibattito. Ma il testo rispecchia una riduzione complessiva delle garanzie sociali, spiega aggiungendo: “Questa storia é lo specchio di quello che sta avvenendo in più settori e che i giornalisti riescono a documentare con maggiore ricchezza”.
“La Sicilia sembra esasperare le negatività dell’intero paese – ha detto, prendendo la parola, lo scrittore Raffaele Mangano, che ha curato la prefazione del libro. Qui il rapporto tra giornalisti e potere ha assunto caratteristiche estreme anche se in tutto il Paese dall’avvento di Berlusconi si è esasperato il concetto di giornalista al servizio di”. Una situazione in netta contraddizione, ha spiegato, con il patto di fiducia che dovrebbe esserci tra stampa e lettore.
Quindi è intervenuta la sociologa Graziella Priulla che ha sottolineato come il crollo di fiducia verso i giornalisti è stato determinato in larga parte dalla classe dirigente, ma “In questo modo si mettono tutti in un calderone che fa comodo al potere. La seconda cosa che fa comodo é la precarietà dei giornalisti, che diventano fragili, ricattabili, esposti. E questo non fa male solo ai giornalisti ma a tutti noi”. “Ma non ce ne accorgiamo – ha concluso – manifestiamo per tutto ma non per la mancanza della libertà di informazione mentre parte del disastro in cui versa Catania, nasce da storie come queste.”
Il giornalista Fabio Albanese ha poi ripercorso i difficili momenti che hanno preceduto il licenziamento di un’intera redazione.
“La parabola iniziò quando Telecolor finì nelle mani di Ciancio. Durante un servizio – ricorda – parlammo dello scempio di piazza Europa, cosa che provocò l’intervento magistratura, salvo scoprire che nel cantiere oltre Virlinzi c’era anche Ciancio stesso. L’azienda ci presentò quindi un decalogo con scritto cosa dovevamo fare, fra cui non mettere piede in redazione se non nelle ore di lavoro, ci dicevano quando prendere le ferie e che avremmo dovuto accettare l’ingresso in redazione di un’agenzia d’informazione. Non accettammo e cominciarono i licenziamenti. L’unico politico che ci fu vicino fu Giovanni Burtone – ha concluso – che per anni non ebbe possibilità di apparire sul giornale né di scrivere il ricordo di Rino Nicolosi di cui era il delfino”.
Dal monopolio dell’informazione e dai metodi berlusconiani è partita l’autrice del libro affermando: “Berlusconi? Rispetto a Ciancio è un dilettante perché quel sistema l’ha inventato lui”.
La giornalista ha poi spiegato perché ha scelto di scrivere delle storie individuali. “Sono più o meno storie fotocopia. Storie che toccano. Al di là di dati e numeri ci sono le persone che, per un motivo o un altro, si trovano a fare i conti con la quotidianità”.
Fra le storie raccolte nel libro anche quella di chi scrive e della nascita di questa testata.
Guarda l’intervista all’autrice.