Pubblicato il: 23 June 2015 alle 3:36 pm
di Elisa Catanzaro
Chi vi scrive non ama il calcio, ma non é che lo odi, é che proprio lo ignora.
Lo sente come un mondo parallelo e verso il quale non ha mai provato nessun interesse. La sconvolge il fatto che qualcuno possa essere triste dopo la sconfitta della propria squadra per più di cinque minuti e al primo corso di giornalismo, seguito ormai decenni fa, fece arrabbiare uno degli insegnanti rifiutandosi di mettere in apertura di scaletta la vittoria ad una partita di calcio.
Detto questo, saranno gli anni che passano o lo scomparire di alcune ingenuità, ma la notizia che oggi ha sconquassato il Calcio Catania, è una notizia che merita l’apertura (anche se ai tempi si parlava di telegiornale e oggi di web e di social network, ma questo è un altro discorso).
Oggi, infatti, ho visto la tristezza profonda negli occhi di chi in quelle partite aveva tifato, sperato ed esultato; di chi aveva creduto in cambi di tattiche, di allenatori, di giocatori; di chi pensava che le regole del gioco fossero appunto regole, da rispettare e onorare per affermare poi la regola suprema: la lealtà sportiva.
Oggi qualcuno non avrà saputo come dire al proprio figlio che, dopo tante promesse di andare a guardare la Squadra giocare per risalire, adesso l’avrebbe dovuta vedere nel fango.
Certo tutto è ancora da dimostrare, ma le intercettazioni secondo gli inquirenti non lascerebbero scampo alla dirigenza.
Tradimento è la parola che utilizzerei per definire tutto questo.
Un tradimento delle regole, appunto, della fiducia dei tifosi, dei più alti valori sportivi.
Perché chi vi scrive non amerà il calcio nello specifico, ma crede nel valore dello Sport e ritiene anzi che a esso dovrebbero essere improntati tutti gli altri aspetti della vita; pensate se nel lavoro, nell’amicizia, nel raggiungimento dei propri obiettivi personali i diktat fossero questi:
lealtà, fratellanza, spirito di squadra, rispetto, affermazione del merito.
Un’altra ingenuità? Non credo, credo invece che in questo, come in altri casi di scandali sportivi, dal doping al calcio scommesse, ciò che fa male è proprio vedere questi valori messi alla berlina, maltrattati, utilizzati come Calderoli voleva fare col Tricolore, quando invece è su di essi che fondiamo, o dovremmo farlo, il nostro futuro e quello dei nostri figli.
È la consapevolezza che, ancora una volta, ciò che si dice e ciò che si fa sono due cose nettamente separate, che lo Sport al quale affidiamo la mente e i corpi dei nostri giovani è malato, o meglio malati possono essere gli uomini che lo amministrano.
E allora certo ben venga la chiarezza, ben venga l’accertamento dei fatti, ma forse è davvero il momento di riflettere seriamente su quello che il calcio è diventato, sull’enorme business che macina soldi e schiaccia le coscienze.
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Foto tratta dal sito del Calcio Catania
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