Pubblicato il: 17 October 2017 alle 3:56 pm
Finanziamenti europei Sicilia. Nel settennio 2007/2013 Sicilia in coda nella classifica della programmazione dei Fondi. Cgil “Non si ripetano gli stessi errori.
Si terrà a novembre l’evento sindacale della Cgil, a cui parteciperà la segretaria nazionale Gianna Fracassi, e che verterà sull’analisi dello stato della programmazione europea su Catania e provincia.
In vista di quell’appuntamento la segreteria del sindacato etneo fa il punto sulla situazione degli investimenti nei vari settori produttivi.
Nell’ambito dei lavori pubblici è circa 2 miliardi di euro la cifra di investimento inserita ne Patto per il Sud e nel patto per Catania. Secondo il segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, e la segretaria confederale Rosaria Leonardi, questi “Devono partire al più presto, con un serio monitoraggio pubblico e periodicamente aggiornato del cronoprogramma, controllo dei tempi, delle fasi del progetto e, cosa più importante, della forza lavoro locale impegnata”.
Ma, come sottolineano dal sindacato, i recenti dati forniti dalla Commissione Europea mostrano che mentre in Italia sono stati creati nel settennio 2007/2013 quasi 60mila posti di lavoro, la Sicilia si posiziona in coda nella classifica della capacità di programmazione dei Fondi europei.
È la stessa Regione Sicilia, ricordano dal sindacato, ad aver certificato che gli obiettivi prefissati nella Programmazione non sono stati centrati e a fornire dati preoccupanti. Per il FESR 2007/2013 è stata ad esempio certificata la spesa di 4,2 miliardi di euro a cui corrisponde la creazione di 8.663 posti di lavoro, quasi mille in meno dell’obiettivo previsto di 9.500 unità.
Leonardi e Rota hanno continuato evidenziando “Quanto sia drammatico non essere riusciti a creare un maggior numero di posti di lavoro. E c’è di più: secondo i calcoli degli economisti, per creare un solo posto di lavoro sono stati spesi ben 484.000 €”.
Secondo la Cgil di Catania, inoltre, la Regione siciliana non ha fornito in sede di Comitato di sorveglianza altri dati significativi che riguardano l’entità degli investimenti privati aggiuntivi attivati e quale sia stata l’occupazione creata con i fondi FSE per la formazione e le politiche attive del lavoro.
Queste carenze, per Leonardi e Rota sono la certificazione di un “Fallimento sul piano delle politiche economiche e sociali e della gestione sociale dei governi regionali che si sono succeduti in quel periodo. Per questo, affermiamo che c’è bisogno senz’altro di una svolta sull’utilizzo dei fondi europei, per non ripetere gli stessi errori nella programmazione attuale 2014/2020, il cui quadro delineato dalla Corte dei Conti e dal Comitato di sorveglianza ha messo in evidenza che la Sicilia è ancora carente sul piano della progettualità, e di conseguenza nell’utilizzo dei fondi, rischiando così di percorrere la strada della programmazione precedente”.
I due sindacalisti, hanno inoltre dichiarato che “Ad oggi per quanto riguarda la programmazione dei Fondi europei POR-FESR 2014/2020, la spesa certificata è pari a zero a fronte di procedure avviate per il 42%; in pratica quelle somme sono ferme in attesa che qualcuno con competenza e con coraggio le trasformi in progetti. Noi non possiamo permetterci ritardi, né possiamo arrivare a fine programmazione con la fretta di dover spendere i fondi in progetti che poi, magari, non avranno alcun impatto economico e sociale sul territorio. È questo il momento di dare avvio alle grandi opere”.
La loro preoccupazione è che “Tra i progetti conclusi ritroviamo ristrutturazioni, facciate, infissi, interventi sicuramente essenziali ma di piccole dimensioni, rispetto a quella che è la base dei fondi di 4 miliardi e mezzo di euro di cui dispone la Sicilia. Inoltre, nella prossima programmazione ci saranno meno fondi per la politica agricola e per la politica di coesione e le Regioni che oggi non si allineano e non sono efficienti verranno penalizzate. È un motivo in più per sfruttare al massimo l’attuale dotazione a disposizione della Sicilia”.