Estorsione e usura: 6 arrestati nell’operazione “Nero infinito”
Pubblicato il: 29 February 2016 alle 6:57 pm
Vittima un produttore cinematografico divenuto poi testimone di giustizia.
Stavolta a cadere nella rete di estorsione e usura è stato un produttore cinematografico vittima, per oltre dieci anni, del pagamento di interessi fino a 600 mila euro.
L’uomo, divenuto nel 2014 testimone di giustizia, ha denunciato i fatti così permettendo l’apertura di un’indagine coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania e delegata alla Squadra Mobile, denominata Operazione nero infinito”.
Alle prime ore del mattino quindi la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa lo scorso 23 febbraio dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 6 persone. Si tratta di:
- Rosario Piacenti (classe 1965), pregiudicato;
- Salvatrice Viola (classe 1950);
- Sebastiano Mazzei (classe 1972), pregiudicato, in atto detenuto per altra causa;
- Franco Raciti (classe 1967), pregiudicato, Sorvegliato Speciale di P.S.;
- Lucio Stella (classe 1975), pregiudicato, detenuto per altra causa;
- Sebastiano D’Antona (classe 1972), pregiudicato, detenuto per altra causa,
tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione aggravata.
La misura cautelare accoglie gli esiti di attività di indagine – anche di carattere tecnico – coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania e delegate alla Squadra Mobile a seguito delle dichiarazioni rilasciate da un imprenditore – dapprima nel settore della ristorazione e gestione di sale da ballo, successivamente nel settore cinematografico – divenuto testimone di giustizia, il quale a far data dall’aprile del 2014 denunciava di essere vittima di fatti di usura ed estorsione.
Le indagini condotte dalla Sezione Reati contro il Patrimonio – “Squadra Antiracket” hanno infatti permesso di appurare che l’imprenditore, operante prima nel settore della ristorazione e gestione di sale da ballo, successivamente nel settore cinematografico, aveva versato per circa un decennio al Piacenti e a sua madre, Salvatrice Viola, somme di danaro a titolo di interessi oscillanti tra il 5% ed il 10% mensili, per un importo totale di circa € 600.000.
L’accordo usuraio prevedeva il pagamento di interessi mensili costanti sino al momento della restituzione della somma capitale in una o più rate. A fronte del prestito della somma di € 200.000 consegnata nel 2005 dai due indagati, la vittima avrebbe dovuto versare la somma mensile di € 11.200 (€ 134.400 annui).
I due indagati sono rispettivamente figlio ed ex moglie di Giovanni Piacenti (classe 1947) soprannominato “l’elegante”, pregiudicato e al momento già detenuto, esponente di vertice del clan mafioso “Ceusi”, radicato nel rione cittadino di Picanello.
Il produttore cinematografico, nel 2007, preso dalla disperazione per gli interessi usurai maturati, si rivolse poi a Franco Raciti, noto esponente dell’organizzazione Mazzei – “Carcagnusi” per mediare nella situazione debitoria nei confronti della famiglia Piacenti.
Da quel momento però l’uomo è stato assoggettato dalla suddetta organizzazione mafiosa e costretto al pagamento di somme a titolo di estorsione che coinvolgevano i vertici della cosca rappresentati dal responsabile Sebastiano Mazzei e da Lucio Stella e Sebastiano D’Antona (poi passato al clan Laudani e infine colpito da ordinanza cautelare nell’ambito dell’operazione denominata “Vicerè”).
A Raciti e D’antona è contestato inoltre un episodio di estorsione aggravata, commesso nel 2007, avendo costretto la vittima, quale titolare di un club- ristorante, a versare la somma di 500,00 euro mensili a titolo di “protezione” e “messa in regola”,.
A Mazzei, Raciti e Stella è contestata un’estorsione aggravata, commessa dal 2009 al 2014, perché costringevano l’imprenditore a versare, a titolo di protezione, in più occasioni, somme di danaro per diverse centinaia di euro e promettere la somma di cinquemila euro da versare al momento dell’uscita dell’ultimo film prodotto dalla casa cinematografica della vittima.
A Raciti, infine, è contestata un’estorsione aggravata, commessa nei primi mesi del 2007, avendo costretto la vittima a versare cinquecento euro per rientrare in possesso di un motoveicolo BMW R 1200, oggetto di furto avvenuto pochi giorni prima.
A Mazzei, Raciti, D’antona E Stella è stata contestata l’aggravante di aver commesso i fatti in quanto facenti parte dell’organizzazione mafiosa denominata clan Mazzei e al fine di agevolarla.
Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso le locali case circondariali a disposizione dell’Autorità giudiziaria.