Musica: dissertazioni a cura di Fidelio. 9° puntata del viaggio con Bellini.
Pubblicato il: 22 November 2013 alle 6:35 pm
Ma Bellini si chiamava Massimo ?
9 Il pirata. D’ amore si muore.
Al suono di una lugubre marcia, entrano, mesto corteo funebre, soldati e cavalieri di Ernesto, seguiti da Adele e dalle damigelle. E’ stato il duca a cadere ucciso e tutti invocano vendetta.
E alla loro vendetta si offre spontaneamente Gualtiero che ha perso, con la speranza di poter avere Imogene, ogni volontà di vivere. Si avvicina però ad Adele, perché chieda alla sua signora di perdonarlo. Quindi si avvia verso la sala dove si è adunato il Consiglio che lo dovrà giudicare.
“Ma chi s’appressa?”, chiede ora Adele. “La misera Imogene, assorta in suo dolor”.
Ecco dunque il finale, una delle più belle scene di pazzia di tutto il teatro ottocentesco (le eroine della lirica impazziscono facilmente; poi, certe volte guariscono, certe volte muoiono).
Imogene si avanza, seguita dal figlioletto. Una lunga introduzione dell’orchestra la accompagna. Vaneggia. “Oh! s’io potessi dissipar le nubi che mi aggravan la fronte!”. Non sa neanche dove si trova, poi crede di vedere, come già le era apparso in sogno, un uomo giacere trafitto sulla riva, ma no, non è Gualtiero, è Ernesto! Nel suo delirio la misera, pazza di rimorso, crede di potergli parlare, gli mostra il bambino, il bambino che lei ha strappato alla morte, e al piccolo chiede di intercedere per il suo perdono.
“Deh, tu innocente, tu per me l’implora.
Col sorriso d’innocenza,
collo sguardo dell’amore,
di perdono, di clemenza,
deh! favella al genitor…”.
Dall’interno si ode pronunciare la condanna a morte per il pirata, riportando l’infelice donna alla realtà.
“Gualtiero!… è prigioniero… Che veggo?…
Il palco funesto per lui s’innalzò”.
Ed ecco la cabaletta:
“O sole! ti vela di tenebra fonda,
al guardo mi vela la barbara scure…
Ma il sangue già gronda, già tutta m’inonda… D’angoscia, d’affanno, d’orrore morrò”.
Sono brutti versi? sono versi ridicoli? Ascoltateli cantati, e cantati dalla mia Maria, e non riderete più.
Fatemi sapere che ne pensate, mi piacerebbe saperlo. Se no il povero Fidelio si sente come quello che gridava nel deserto, dove non c’è neanche l’eco.
Con questa grande scena l’opera si chiude, anche se in un primo momento si era pensato a un finalone con assalto dei pirati, battaglia, ammazzatine varie. Bellini decise che non ce n’era bisogno e secondo me ha fatto bene.
Per quanto riguarda l’accoglienza dell’opera da parte del pubblico, lascio la parola al suo autore, che così scrisse allo zio Ferlito: [un successo] “che non so esprimere; né lei, né tutti i miei, né io stesso potea lusingarmi di sperare in un tale esito”.
E’ un peccato che questo Pirata sia eseguito raramente; a me – l’avrete capito – piace assai.
Delle recite alla Scala del 1958 con la Callas non esiste testimonianza in disco, mannaggia, e dire che Gualtiero era Franco Corelli, di certo non tenore belliniano, ma sempre meglio di tanti altri – per di più era pure un gran bell’uomo. A proposito, non vi azzardate a sentire il Gualtiero di Bernabé Martì, è terribile… questo qua perché lo facevano cantare? Solo perché era sposato con la Caballé? Se poi volete la sua Montserrat, fate pure, ma io il link non ve lo do (tanto lo trovate lo stesso lì vicino). E se qualcuno se ne offende, mi dispiace, ma io sono Fidelio… non mi chiamo così per caso; fedele per sempre sono. E comunque non mi interessano le voci ‘belle’, che, se così mi posso esprimere, si cantano un po’ addosso (sentite, sentite come sono brava…); absit iniuria verbis, dicevano i nostri padri latini, cioè senza offesa.
L’Imogene della Callas può invece essere ascoltata in una registrazione dal vivo del 1959, a New York, eseguita senza scene e costumi e pure molto tagliata – e che per il resto non è eccezionale. Lei sì.
Inoltre, per la sola scena della pazzia esiste un video realizzato ad Amburgo: e, pur essendo in concerto, guardatela come recita, solo col volto, con gli occhi… oppure ascoltatela nei CD come canta, come interpreta, che non vuol dire solo eseguire le note giuste… questo lo sa fare qualunque usignolo meccanico. Ascoltate.
Non si può fare a meno di commuoversi, perché, anche al solo ascolto o forse ancor di più, è una grande emozione…
E siccome Fidelio è troppo commosso, per ora vi lascia. Ma ritornerà appena gli si saranno asciugate le lacrime.
Omaggio floreale a Maria Callas alla fine della recita del ’58 alla Scala di Milano, offertole dal piccolo interprete del figlio di Imogene.
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